martedì 24 giugno 2014

28. Il binocolo



“Devo poi osservare che, fra le molte cose asportate dalla nave nel corso dei miei viaggi successivi, mi ero assicurato innumerovoli oggetti di minor valore, ma non per questo meno utili: tra queste tre o quattro bussole, strumenti matematici, orologi solari, binocoli, carte e libri di navigazione: tutte cose che radunai insieme, caso mai potessero servirmi.”
(pag.67 cap 13)

Binocoli tra XVII e XVII









 Per saperne di più: http://www.treccani.it/vocabolario/binocolo/

27. Le pelli



“Conservavo la pelle di tutti gli animali che uccidevo: le appendevo e stendevo al sole, tese su bastoni di legno...Ne usai prima di tutto per farmi un copricapo col pelo rivolto all’esterno per non lasciar filtrare la pioggia; e ci riuscii così bene, che dopo il cappello mi confezionai un abito completo, fatto interamente con queste pelli...Se si metteva  a piovere mentre ero all’aperto, non mi bagnavo appunto perché il pelo della giubba e del cappello erano rivolti all’esterno, ed io restavo perfettamente asciutto...Mi diedi poi a fabbricarmi un ombrello. Ne avevo un gran bisogno e desideravo moltissimo farmene uno...Inoltre mi sarebbe stato prezioso per proteggermi sia dal sole che dalla pioggia...La maggiore difficoltà consisteva nell’escogitare il modo di chiuderlo. Ad ogni modo alla fine ne feci uno che funzionava, e lo ricoprii di pelli, col pelo rivolto verso l’alto in modo che l’acqua ne grondasse come da una tettoia.”
(pag.140 cap.29)

La storia della concia e le fasi della lavorazione delle pelli: http://it.wikipedia.org/wiki/Concia 

 

26. Il forno



“La questione che ora si poneva era la cottura e la preparazione del pane, una volta ammassato un quantitativo di grano sufficiente. Ero molto preoccupato circa il modo di costruirmi il forno. Alla fine escogitai un esperimento: feci un gran fuoco sul mio focolare che avevo pavimentato con certe mattonelle quadrate che avevo fabbricate e cotte da me. Quando la legna era ormai bruciata, riducendosi a brace o tizzoni ardenti, la sparsi in uno strato uniforme sopra questa superficie pavimentata, e ivi la lasciai fino a quando non fu caldissima; allora spazzai via tutta la brace, posai sulle mattonelle roventi la pagnotta, o le pagnotte, e dopo averle ricoperte coi recipienti di terracotta vi disponevo la brace tutt’intorno, per aumentare e mantenere il calore.”
(pag.127 cap.27)

La cottura dei cibi all'interno di vasi in terracotta fa parte dell'antica tradizione cretese (fonte: http://www.identitagolose.it/sito/it/105/6270/spotti-e-mangiati/cosa-mangiavano-i-minoici.htm)

25. Le giare in terracotta



“D’altro canto il clima era caldo, cosicchè mi sembrava strano non riuscire a trovare qualche tipo di argilla con la quale foggiare alla bell’e meglio una pentola, farla essiccare al sole, e renderla così abbastanza solida e resistente per poterla maneggiare e usarla come contenitore di sostanze asciutte che richiedessero di essere conservate in questo modo... dopo aver faticato non poco per trovare l’argilla, scavarla, portarla a casa, impastarla, in circa due mesi riuscii a rimediare solo due grandi e ridicoli aggeggi di terracotta, immeritevoli di essere chiamate giare. Tuttavia il sole le aveva asciugate e indurite alla perfezione...Ma tutto ciò non rispondeva ancora allo scopo che maggiormente  mi stava a cuore, cioè quello di ottenere una vera e propria pentola, capace di tenere i liquidi e reggere al fuoco. Un  giorno, però, dopo aver acceso un gran fuoco per cuocere della carne, al momento di spegnerlo mi accadde di trovare un coccio di uno dei miei recipienti d’argilla, che per effetto della cottura era diventato duro come una pietra e rosso come una tegola.”
(pag.124 cap.27)





Proprietà e impieghi dell'argilla: http://it.wikipedia.org/wiki/Argilla

24. Lo scavo



“Ho cominciato a scavare la roccia dietro la mia tenda, per aumentare lo spazio disponibile e godere di maggior comodità. Per questo lavoro ho sentito terribilmente la mancanza di tre cose: di un piccone, di una pala e di una carriola...In sostituzione del piccone mi sono servito degli arpioni di ferro; poi mi serviva una pala, o un badile, e senza di questi arnesi non potevo praticamente far nulla, ma che genere di badile fabbricarmi non sapevo proprio. Il giorno dopo, mentre mi aggiravo in perlustrazione nei boschim ho scoperto un albero di quel legno che in Brasile chiamano l’albero del ferro a causa della sua estrema durezza. Con grande fatica ne ho tagliato un pezzo che a poco a poco ridusso in forma di pala col manico sagomato esattamente come quello delle nostre pale, in Inghilterra: solo che la parte piatta, non avendo un rivestimento di ferro sulla faccia inferiore, non poteva durare a lungo.”
(pag.76 cap.76)

Piccone rudimentale per attività agro-silvo-pastorali.














Pale (fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Pala_%28attrezzo%29)