venerdì 23 maggio 2014

4. Unità di misura



“E alla fine constatai che seminando un ottavo di staio , avevo ricavato due stai di riso e due stai e mezzo di orzo”
(pag.121 cap.26)

“Preparai dei grandi recipienti di terracotta, molto larghi ma poco profondi, cioè con un diametro di circa tre piedi ma profondi non più di nove pollici.”
(pag.127 cap.27)

“La canoa si trovava a un centinaio di iarde dalla spiaggia.”
(pag.131 cap.27)


NOTA. In queste righe l’autore cita alcune unità di misura del mondo antico che, essendo cadute in disuso o utilizzate soltanto in alcuni Paesi, non sono state incluse nel Sistema Internazionale (SI) :
·         Lo staio o stajo  era l’unità di misura  utilizzata, soprattutto nell’Italia settentrionale, per misurare i volumi dei cereali; deriva dal più antico sextarius romano.

·         Il piede, il pollice e la iarda sono le tradizionali unità di misura inglesi per la lunghezza; a differenza dello staio, queste tre unità di misura storiche sono ancora molto diffuse nel mondo anglossassone. Per saperne di più: http://it.wikipedia.org/wiki/Piede_%28unit%C3%A0_di_misura%29

In rosso i  Paesi che non hanno aderito al SI.



venerdì 16 maggio 2014

3. La mola

“Sebbene avessi una mola non mi riusciva di farla girare affilando al tempo stesso i miei attrezzi...Alla fine sono riuscito a rimediare una ruota che facevo girare col piede, in modo da avere ambo le mani libere...Non avevo mai visto niente di simile in Inghilterra, o per lo meno non mi ero mai dato la pena di osservare come fosse fatta una mola,quantunque poi mi sia reso conto che si tratta di un meccanismo rudimentale...Inoltre la mia mola era molto grossa e pesante. Per portarla a compimento questa macchina mi ha richiesto una settimana di lavoro.” 
(pag.85 cap.17)

NOTA. La mola è una ruota in pietra utilizzata da fabbri e arrotini per affilare le lame in ferro di attrezzi da lavoro, utensili domestici e armi; nonostante il suo utilizzo sia molto comune ancora oggi, risulta difficile determinare con certezza il periodo storico in cui venne inventata, poiché la lavorazione dei metalli ha da sempre accompagnato e caratterizzato la vita dell’uomo sin dalla preistoria (tanto che gli storici parlano di età del rame, del bronzo e del ferro (http://stec-173037.blogspot.it/2011/04/storia-della-siderurgia_09.html); probabilmente, dunque, la mola risale all’invenzione della ruota (http://www.angiolettionline.it/old/ruotando/ruota.htm), alla sua evoluzione e applicazione in vari settori già al tempo dei Sumeri che per primi, nel 3500 a.C in Mesopotamia, la adoperarono nel trasporto e nell’artigianato, fino alla sua implementazione nei primi impianti industriali nell’Inghilterra del Settecento. 
Le seguenti immagini mostrano l'evoluzione della mola nell'affilatura del ferro:

 
Antica mola a funzionamento manuale: http://www.civiltacornigliesi.altervista.org/immagini.html


 













L'arrotino: http://ugomarisaweb.forumcommunity.net/?t=55111406


Schema del funzionamento di una mole azionata da un mulino ad acqua ne "La Farie di Checo", antica fucina del 1426 a  Cercivento di Sotto

L'arrotino nell'antica fucina "La Farie di Checo", oggi museo

Fonte di entrambe le immagini: http://www.cjargne.it/giacimenti/fariedicheco.htm

mercoledì 14 maggio 2014

2. Il tabacco



“Mentre me ne stavo così, sempre in preda al terrore che mi tornasse un altro accesso di quel male che mi spaventava moltissimo, mi venne in mente che i Brasiliani, per curare le loro malattie, ricorrono come sola medicina al tabacco...Per prima cosa staccai una foglia verde e la masticai...Poi ne presi ancora un po’ e lo misi a macerare nel rhum...Da ultimo ne misi a bruciare dell’altro sulla brace.” 
(pag.96 cap.20) 
               
NOTA. Si tratta di tecniche realmente adoperate ancora oggi da alcune popolazioni dell’America Latina nel trattamento del tabacco a scopo terapeutico; gli studi per accertarne l’effettivo potere curativo sono ancora in corso. Per saperne di più: http://www.gruppodellerbario.it/UNA_PRESINA_DI_TABACCO.htm


Una piantagione di tabacco a Cuba (fonte:http://paolorubini.blogspot.it/2012/02/havana-valle-di-vinales.html)

 

martedì 13 maggio 2014

1. Si può anche morire di gioia


“Non ho più motivo di sorprendermi dell’usanza secondo la quale, quando un malfattore riceve la grazia sul capestro e ha già il cappio attorno al collo, insieme con la grazia gli mandano un chirurgo a cavargli sangue nel momento stesso in cui gli viene data la notizia, onde per l’emozione il suo cuore non rimanga svuotato degli spiriti vitali ed egli non ne venga sopraffatto.”
(pag.48 cap.11)

NOTA. Il protagonista si riferisce alla cosiddetta “morte di crepacuore”, ovvero una morte improvvisa provocata da forti emozioni. Nota già nel mondo antico, autori latini, come Aulo Gellio, riportano nelle loro opere numerosi casi di decessi chiaramente riconducibili a repentine alterazioni, sia esse positive che negative, dello stato d’animo dell’ individuo. Solo negli anni Novanta del secolo scorso, tale sindrome è stata ufficialmente riconosciuta dalla comunità scientifica con il nome di  “Cardiomiopatia di takot - subo”.

Riguardo la tecnica chirurgica citata da Defoe, non avendo ritrovato alcun riscontro in altri documenti, non sono in grado di accertare la pratica di tale usanza che, pertanto, potrebbe anche essere frutto dell’invenzione dell’autore.